Georg Wilhelm Friedrich Hegel


La razionalià del reale


Per comprendere a pieno il pensiero di Hegel bisogna chiarire tre concetti che costituiscono i cardini del suo complesso sistema filosofico. Essi sono: 

  • La convinzione della razionalità del reale;
  • L'idea che la verità coincide con l'intero, il "Tutto";
  • La concezione dialettica della realtà e del pensiero.
Il primo concetto dichiara che "ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale". Cioè la realtà coincide con la realizzazione e il dispiegarsi progressivo di un principio razionale: lo spirito, definito anche "idea" o "assoluto". La realtà coincide con la ragion una concezione che segna la distanza tra Hegel e gli illuministi. Per questi ultimi infatti il compito della filosofia è quello di condizionare e modificare in senso razionale la realtà, sostanzialmente caotica. Per Hegel, invece, la filosofia non ha un compito "prescrittivo" ma "descrittivo", dovendo semplicemente constatare ciò che già è avvenuto e comprenderne l'intrinseca struttura. Essa deve chiarificare ed esplicitare la legge razionale immanente nelle cose e negli eventi della storia.
Hegel afferma che la filosofia è come la nottola (la civetta sacra alla dea della Sapienza Minerva) ossia è come l'uccello notturno che inizia la sua attività quando la giornata volge al termine allo stesso modo, il lavoro del filosofo inizia quando la "giornata è finita". Dunque è sempre sapere che si volge a indagare una realtà già dispiegata; è conoscenza di ciò che è stato e accaduto.
In questo modo Hegel può affermare che "nessuna filosofia oltrepassa l'età sua" e quindi è sempre relativa al proprio tempo. Così il filosofo non può spingersi oltre l'orizzonte della propria epoca. 

La coincidenza della verità con tutto

La seconda asse portante della filosofia hegeliana si basa sull'idea che la verità non consiste in una considerazione parziale delle cose, ma nella visione completa e globale di esse. Un singolo aspetto non ci fornisce mai la realtà nella sua interezza e pertanto, non ci conduce alla verità. Hegel definisce "L'astrazione" il pensiero che non permette di cogliere tutti gli elementi e le sfumature di un avvenimento e di un fatto, in quanto lo isola per tutto.
Per chiarire questo concetto Hegel riporta l'esempio di un assassino che viene portato al patibolo.
Per il popolo comune non è che un assassino, le signore forse osserveranno che è un uomo robusto bello e interessante. Il popolo trova mostruosa questa affermazione: ma come, un assassino è bello? Un conoscitore di uomini rintraccia le linee della formazione di quel delinquente. Nella storia della sua vita, nella sua educazione, trova cattivi rapporti di famiglia tra il padre e la madre; una qualche anormale durezza in risposta a una lieve mancanza di quell'uomo, durezza che lo ha esacerbato nei confronti dell'ordinamento civile; poi contro quest'uomo una prima reazione che lo spinse fuori di esso e infine gli rese possibile soltanto di mantenersi con il delitto. Pensare in modo astratto significa non vedere nell'assassino nient'altro che quest'astrazione dell'esser egli un assassino e mediante questa semplice qualificazione cancellare in lui ogni essenza umana.

Coloro che giudicano l'uomo che ha commesso un omicidio, lo considerano soltanto un assassino poiché pensano astrattamente. Essi prendono in considerazione un solo carattere della personalità e lo assolutizzano.
L'astrazione è tipica dell'intelletto che, nel suo procedimento analatico, separa e divide; essa è utile per distinguere i tanti aspetti della realtà. È necessario poi riunificare le differenti parti dell'oggetto nella sintesi, la sola in grado di restituirci la complessità del reale: in questo consiste l'approccio scientifico. Dunque la filosofia è scienza in quanto capace di elaborare un concetto della realtà nel modo più completo e ricco possibile, attraverso la comprensione di tutte le sue interne sfaccettature. Ecco il senso dell'affermazione hegeliana "Il vero del Tutto".



La dialettica

La verità, per Hegel , è dunque l'Assoluto. Esso non è una dimensione statica e compiuta, data all'inizio del processo, ma coincide con lo sviluppo stesso, è l'idea del divenire. L'Assoluto è un "soggetto" che compie un percorso di progressiva manifestazione.
Lo sviluppo dell'idea segue una legge che il filosofo definisce "dialettica". Essa è la regola interna della realtà e, allo stesso tempo, legge del pensiero. in quanto la realtà coincide con la ragione e dunque il piano ontologico e quello logico si corrispondono. 
La dialettica di divide in tre momenti differenti. 
  1. Il primo è definito "Intellettuale" o "astratto", a questo livello la realtà appare costituita di oggetti separati e staticamente contrapposti gli uni dagli altri, Il pensiero intellettuale rimane rigido e fermo. (TESI)
  2. l secondo momento è quello "dialettico" o della "negazione", In esso ogni determinazione si scopre unilateralmente e limitata, cogliendo il suo nesso inscindibile e necessario con la determinazione opposta (ogni cosa, infatti, si definisce anche per ciò che non è: il chiaro in contrapposizione allo scuro, l'uno al molteplice, il soggetto all'oggetto). Organo di tale comprensione è il pensiero razionale, che riesce a chiarire la realtà nel suo intero dinamismo e il fatto che ogni cosa ha senso soltanto nella relazione con tutte le altre. (ANTITESI)
  3. Il terzo momento è quello "speculativo", che, al momento speculativo dell'opposizione, sostituisce quello positivo della sintesi. Esso rappresenta "la negazione della negazione" e, pertanto, implica l'affermazione dell'unità delle determinazioni opposte, le quali vengono colte come momenti, parziali e unilaterali, di una realtà superiore. (SINTESI)
Il movimento dialettico si può comprendere al meglio grazie alla parole Aufhebung. che in tedesco significa "superamento" e "conservazione": essa indica quel processo che nega e abolisce le determinazioni astratte e parziali, ma per conservarle ed evitarle.

La dialettica servo padrone




O come disse lo stesso Hegel, « La fenomenologia dello spirito è la storia romanzata della coscienza che via via si riconosce come spirito ». 



La prima tappa è la Coscienza, intesa come sensazione, percezione e intelletto. Essa si evolve nell’Autocoscienza, cioè coscienza che prende coscienza di sé, della propria esistenza, grazie al riconoscimento da parte di altre autocoscienze, ottenuto dopo un conflitto con esse. Ma quando un soggetto si afferma, l’altro sconfitto ha due possibilità davanti a sé: la morte o la schiavitù. Con la schiavitù, nasce la dialettica servo-padrone, basata su un momento triadico: paura della morte, servizio e lavoro. Il lavoro diventa un’occasione per ottenere l’indipendenza, la vittoria sul padrone che opprime e comanda sul servo. Per dirlo con le parole di Hegel : “Il signore si rapporta alla cosa in guisa mediata, attraverso il servo: anche il servo, in quanto autocoscienza n genere, si riferisce negativamente alla cosa e la toglie; (…) il servo col suo lavoro non fa che trasformarla”. Quindi, il padrone consuma e gode dell’oggetto posseduto, e non può essere riconosciuto autocoscienza dal servo perché questo gli è inferiore; invece il servo lavora e  trasforma l’oggetto, imprimendo in esso la sua soggettività e riconoscendosi finalmente come essere autonomo.





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